Ti coglie come una specie  di tristezza; come una voglia di poter riavvolgere il nastro della Storia e invece non puoi… Quella Storia è  stata ed è ancora!

Testimoni ammutoliti, ci muoviamo nella penombra del Memoriale della Shoah, a Milano. Una visita che vale tante lezioni di storia e che, proprio grazie alla preparazione ricevuta in classe, diventa densa di significato.

Il nostro percorso inizia di fronte al Muro dell’Indifferenza: un muro grigio piombo, fortemente voluto dalla Senatrice Liliana Segre, con l’obiettivo di raccontare al visitatore quale è stato l’atteggiamento di chi ha visto quella tragedia e non ha denunciato.

La visita prosegue verso  quei “vagoni” (termine inadeguato perché non adibiti al trasporto delle persone ma a quello del bestiame): non sembra possibile  che ci possano essere state lì dentro, stipate, così tante persone tra cui donne con in braccio i loro piccoli.

La penombra che ci aveva accolto all’ingresso diventa buio durante la visita; un buio denso e pesante come quello che aveva accolto le persone rastrellate dalle SS ( i treni con i deportati partivano di notte, lontano dagli occhi indiscreti della popolazione) .

Per terra nella banchina alcune targhe ricordano le date delle partenze da Milano per  Auschwitz e Mauthausen, Bolzano, Fossoli.

I nomi dei deportati proiettati  si staccano dalla parete e vanno incontro al visitatore : vogliono riavere la loro dignità di essere umani e la loro identità; pochissimi  i nomi in rosso: sono i pochi sopravvissuti ai campi di sterminio.

E tu pensi e pensi e ripercorri….

Al termine, ci si siede in una sala circolare, illuminata da un’unica fonte di luce che arriva dall’altro, rossastra ed illumina una barra gialla fissata sul pavimento: indica la direzione di Gerusalemme, la terra promessa verso la quale molti ebrei sopravvissuti cercarono rifugio alla fine della guerra non potendo tornare nel loro paese di origine.

La guida ci ha raccontato che, anche in quella tragedia, ci sono stati dei Giusti: qualcuno nel silenzio ha  aiutato gli ebrei e li ha salvati. I nomi di alcuni di essi li potete trovare nel Bosco dei Giusti dello Yad Vashem a Gerusalemme perché “Chi salva una vita, salva il mondo intero” come recita il Talmud.

Dopo le ore di lezione in classe e  dopo la presentazione dialogata della guida, è  il momento del silenzio.

Qui, seduti in cerchio, capiamo meglio il senso di quella parola gigantesca che ci ha accolti: INDIFFERENZA.

Forse, oggi, siamo tornati a casa più saggi.

Forse abbiamo capito che restare opachi e indifferenti a ciò  che avviene intorno a noi, ci rende comunque colpevoli.

Forse oggi quei morti ci hanno spiegato il senso di prendere coscienza ed agire.

Siamo i ragazzi della 5A mat.

Prima di noi, il 14 dicembre, erano stati al Memoriale i ragazzi di 1A e 1B bio.

Un’ esperienza toccante e profonda.

Una conoscenza di ciò che è stato che turba e aiuta a essere uomini e donne migliori.